Di Daniele Berghi
Ex atleta della Nazionale FIJLKAM
Pluricampione Italiano FIJLKAM
Cintura nera 5° Dan
Maestro di judo
Maestro di ju-jitsu
Docente Nazionale di ju jitsu
Allenatore della Nazionale Italiana di Ju Jitsu
Foto dell’autore da allegare:DSC_0263.JPG
Il condizionamento fisico per le arti marziali, apparentemente, è un allenamento della forza, intesa come massimale, esplosiva, veloce e resistente, sapientemente miscelato al lavoro di pura tecnica e di lotta.
Tuttavia nel corso degli anni ho potuto inoltre sperimentare come un corretto approccio motivazionale possa trasportare gli atleti in un percorso psicofisico positivo teso a creare i requisiti idonei per il miglioramento sia dell’autostima che della resistenza fisica all’allenamento, sviluppando quello che si potrebbe definire come l’atteggiamento mentale del vincente.
Infatti, creare un atleta vincente spesso porta come naturale conseguenza la formazione di essere umano vincente, positivo verso la propria evoluzione sociale e pronto a captare ogni spiraglio di crescita.
Sarà poi il rispetto delle regole e dell’avversario, insito nelle gare a completare quello che è l’allenamento a 360 gradi dell’artista marziale..
Quanto detto può far comprendere come lo sviluppo di un programma di allenamento per un praticante di arti marziali sia veramente un impresa impegnativa, che presuppone la capacità del tecnico di riconoscere i punti deboli e le attitudini naturali su cui intervenire.
Ciò non impedisce di poter creare un percorso di condizionamento le cui basi siano valide per tutti, ma presuppone che poi vengano modellate su ogni atleta delle variazioni “ad hoc”.
————
Personalmente credo molto nel lavoro a corpo libero ma ritengo essenziale l’uso dei pesi come imprescindibile completamento della pratica.
L’inserimento dei principi della cultura fisica nel mondo delle arti marziali è stato difficoltoso, a causa di alcuni, fin troppo noti, luoghi comuni privi di fondamento scientifico e legati a detti popolari del tipo “se diventi grosso, rallenterai i movimenti, oppure se alzi grossi carichi, avrai problemi alle articolazioni”.
Sappiamo oggi che questo non è vero.
È infatti fondamentale, l’alternanza tra lavoro in palestra e sul tatami a cui vanno dedicate non meno di tre sessioni settimanali per poter sviluppare le abilità specifiche richieste dalla lotta.
Sembrerà strano ma spesso gli agonisti delle arti marziali tendono a super allenarsi, arrivando ad allenarsi sei o sette volte a settimana, questo perché il costante susseguirsi degli impegni di gara li porta ad essere sempre molto motivati.
Bisogna però ribadire con fermezza che il lavoro deve essere ben dosato affinché non si creino spiacevoli infortuni o periodi di calo fisico e prestazionale dovuti all’eccessivo stress del sistema muscolare, tendineo ed osseo ma, in particolare, del sistema nervoso. (Non si sottolinea infatti mai abbastanza il legame a doppio filo tra sistema nervoso e sistema muscolare).
Per quanto riguarda la programmazione dei cicli e micro cicli di allenamento è poi essenziale aver ben presenti tutti gli impegni da affrontare durante l’anno e saper scegliere quelli a cui arrivare in massima forma, è infatti impossibile mantenere un atleta al 100% per tutto l’anno.
Negli esercizi con i pesi è da prediligere il lavoro multi articolare e quello mirato ad interessare i muscoli stabilizzatori nonché variare spesso gli esercizi, al fine di creare un allenamento che risulti impegnativo ma anche entusiasmante.
La durata e l’intensità sono poi decisivi, il condizionamento richiede che l’atleta si adatti ad uno stimolo imposto sempre maggiore e una fase di recupero adeguata , per fare questo bisogna calcolare la giusta intensità per il giusto tempo.
Insomma, non esiste una formula magica per creare l’allenamento perfetto ma, se si hanno ben chiari alcuni principi basilari sull’allenamento con i pesi, sull’adattamento allo stimolo imposto e qualche elementare nozione di training mentale si possono raggiungere grandi risultati.
————
Analoghi risultati sto cercando di trasferire nel mondo della difesa personale.
Purtroppo muoversi in questo mondo non è semplicissimo, l’offerta di sistemi di difesa personale è oggi molto vasta e veicolata più da mode geografiche che da reali studi comparativi tra le arti.
Molti sono infatti i sistemi di difesa che risultano inidonei poiché irresponsabilmente codificati per causare gravissimi danni all’aggressore, andando ben oltre il concetto di difesa proporzionale all’offesa, o perché tecnicamente troppo complessi.
Personalmente ho trovato nel metodo globale di autodifesa (M.G.A. FIJLKAM) una risposta semplice ed efficace ai miei dubbi sul settore, tale metodo risponde, infatti, alle esigenze di tutte le persone interessate alla propria incolumità, tra cui operatori di polizia, di pubblica sicurezza e semplici cittadini.
È semplice come i principi da cui nasce, antichi come l’uomo e fondamenta di tutte le arti marziali, ma al tempo stesso efficace perché privo di inutili fronzoli.
Per codificarlo la FILJKAM ha riunito le competenze dei migliori tecnici Italiani, assoldati da ogni disciplina federale ed attingendo dal vasto bacino a cui l’unica Federazione Italiana di lotta e arti marziali riconosciuta dal C.O.N.I. può disporre.
Il rodaggio “sul campo” dal 1997 ha permesso di mettere a punto un sistema veramente “globale” anche perché rivolto a qualsiasi tipologia di utenza.
————
Difesa personale in ambito femminile
Prevenire il possibile, reagire all’inevitabile e sopportare ciò da cui non ci si può difendere
Sono soprattutto le donne che possono trovare vantaggio dall’approfondito studio dei principi biomeccanici grazie ai quali è possibile rivolgere la forza avversaria a proprio favore, usando i gruppi muscolari più adatti.
Le tecniche insegnate risultano realizzabili in qualsiasi contesto essendo affrontate in maniera prima schematica e successivamente in assenza di alcuna codifica e sebbene l’elenco del programma sia lungo (vi sono svariate tecniche finalizzate alla liberazione da prese ai polsi, tecniche di percussione, leve articolari, tecniche di difesa da aggressioni frontali ed alle spalle, di immobilizzazione e di controllo dell’aggressore, etc…) l’apprendimento è agevole e perfino piacevole.
Il metodo pone poi grande attenzione alla prevenzione.
La sicurezza è infatti frutto della capacità di percepire in ogni momento il potenziale pericolo.
Raggiungere un grado di abilità nel difendersi, vuol dire capacità d’elaborazione di una strategia di azione. Tenendo conto di tutti i dati acquisiti con l’esperienza, scegliere tra le molte la soluzione più originale ed efficace al momento (adattabilità), significa avere sviluppato una serie di pre-requisiti sul piano psico-motorio, come la coordinazione dinamica, l’agilità, la destrezza, il senso dello spazio, l’equilibrio statico e dinamico, la velocità e la rapidità.
Per questi motivi è essenziale non lasciarsi catturare da facili promesse presenti sul mercato ma rivolgersi ad operatori seri, che possiedo un bagaglio di conoscenze idoneo ad affrontare un progetto così importante e complesso, nei tempi che sono necessari a conseguire un obiettivo concreto.
Io consiglio a tutti di rivolgersi a Tecnici Federali “FILJKAM” o almeno a persone di provate capacità con un concreto percorso di insegnamento alle spalle.
Esempio di una tecnica di difesa per la donna:
NOTA: ALLEGARE TECNICA N. 1 (SI VEDANO ALLEGATI)
Nei prossimi numeri della rivista troverete descritte e corredate di foto altre tecniche di difesa personale femminile “interpretate” da Vania Villa
Per informazioni, stage o seminari: daniele.berghi@libero.it
Fotografie: Andrea Germanetto
Aggressore: Simone Amoretti (pluricampione Nazionale di ju jitsu FIJLKAM)

